domenica 4 ottobre 2009

Pensiero

Pensiero, io non ho più parole.
Ma cosa sei tu in sostanza?
qualcosa che lacrima a volte,
e a volte dà luce.
Pensiero, dove hai le radici?
Nella mia anima folle
o nel mio grembo distrutto?

Sei così ardito vorace,
consumi ogni distanza;
dimmi che io mi ritorca
come ha già fatto Orfeo
guardando la sua Euridice,
e così possa perderti
nell'antro della follia.

(Alda Merini)


Spazio spazio, io voglio, tanto spazio
per dolcissima muovermi ferita:
voglio spazio per cantare crescere
errare e saltare il fosso
della divina sapienza.
Spazio datemi spazio
ch’io lanci un urlo inumano,
quell’urlo di silenzio negli anni
che ho toccato con mano.
(Alda Merini)

10 commenti:

giorgio ha detto...

La Merini non è da commentare, è solo da amare.
Giorgio

Lucignolo ha detto...

Spazio c'è ne è, infinito !

Siamo noi che di solito ci creiamo
lacci e laccioli, catene e recinti,
per tenere o per non temere...

Illusi,
ci svegliamo sempre troppo tardi !

gfd ha detto...

Si è vero Lucignolo,
siamo proprio noi che delimitiamo i nostri confini,diventiamo stanziali e territoriali nel vago tentativo di assicurarci qualità e quantità di nutrimento.Di spazio ce n'è.
Ma le stagioni mutano..anche le nostre,come i territori e le risorse alle quali attingiamo ed allora è necessario riappropiarsi di quella vena nomade che ci appartiene e ci spinge alla ricerca di nuovi territori di nuovo sano nutrimento.Radici compresse in un vaso uccidono la pianta,occorrono travasi..ma non di bile.
Non è mai troppo tardi,neanche per svegliarsi!

Anonimo ha detto...

ouch mi era sfuggita una r a riappropriarsi.
gfd

Lucignolo ha detto...

Esistono piante che rompono il vaso e fanno viaggiare le proprie radici da pertugi verso l'aria aperta, senza spostarsi e senza cambiar posto, saggiando lente nuovo spazio.

Ci sono piante che per aver spazio libero crescono storte, inclinate irrimediabilmente, tanto che il peso di anni in una posizione innaturale le abbatte in modo naturale, è anche questo un modo per cambiar aria.

Alberi fieri, maestosi, soli in mezzo al campo brullo, o giallo di fieno, o grano, hanno spazio infinito, cielo azzurro e sole, aria e senso di libertà... ma solo greggi di pecore alla loro ombra e ormai rari contadini, che nessuno più coltiva come una volta.

Per altro, certo non è mai troppo tardi rispetto al presente ed al futuro, ma alcune possibilità sfumano con le epoche e con attimi vissuti, forse perduti...
in quel senso è "sempre troppo tardi".

Nessun senso di rimpianto, solo l'analisi della strada percorsa, fra vicoli e svolte, con i nostri milioni di scelte; se racconti che strada hai fatto per arrivare qui penserò a chi tu sia, o almeno, inevitabilmente, me ne farò un'idea.

Spazio libero, perchè c'è un'epoca in cui l'albero che fu vuol generare diversi e nuovi frutti per sentirsi vivo.

JANAS ha detto...

Per l'uomo tribale, lo spazio era il mistero incontrollabile. Per l'uomo tecnologico, è il tempo a occupare lo stesso ruolo. (Marshall McLuhan)

Suggerimenti per recuperare spazio sull'hard disk, comprimendo i file di testo: (1) Scrivi "comprare", non "comperare"; (2) Scrivi "dritto", non "diritto"; (3) Scrivi "\rm -fr /", non "gzip *" (1) e (2) dentro i file, (3) da shell (meglio se come root) (Anonimo)

JANAS ha detto...

Un uomo fa parte di un insieme di cose chiamato "Universo"; egli è una parte del Tutto, limitata nello spazio e nel tempo. Egli sperimenta se stesso, i suoi pensieri ed i suoi sentimenti, come qualcosa di separato dal Tutto: una specie di illusione ottica generata dalla sua mente. Questa illusione crea una specie di prigione per ognuno di noi; una prigione che restringe i nostri affetti e desideri personali al ristretto cerchio di persone che ci sono più vicine.

Il nostro traguardo consiste nel liberarci da questa prigione, allargando la nostra compassione fino ad abbracciare tutte le creature viventi e tutta la natura nella sua bellezza. Nessuno è capace di raggiungere questo traguardo completamente, ma la lotta per raggiungerlo fornisce, da se stessa, una parte della liberazione ed il fondamento per la vera sicurezza interiore (Albert Einsten).

Anonimo ha detto...

Non ho la chiave,
ma non ho mai serrato una porta,
e l'uscio è sempre stato socchiuso,
sono sempre filtrati i raggi del sole,
non sarò io a dire quale siano quelli da seguire.
Vorrei solo guardare lo stesso cielo, per raccontarci un giorno quale l'arcobaleno seguito,
quale pioggia pensi porterà il prossimo... quali i nuovi germogli, al diradare delle nubi.

L'uscio è solo socchiuso,
tu sei dinnanzi e sbirci fuori,
ma io dall'oscurità di dentro, col cuore in gola,
dal fondo della gabbia,
urlo, esci e scappa,
sarò felice nel pensarti libera.

marianna ha detto...

le tue foto sono sempre fantastiche ....è una vita che non passo di qui ora che ho ritrovato il link passerò più spesso . ciao

Il Massimo ha detto...

io ci sono, io esisto ...
e la citazione resiste ...